Gli abitanti illustri di Colloredo

A Colloredo di Monte Albano trascorse una parte significativa della sua vita IPPOLITO NIEVO (Padova 1831 - Mar Tirreno 1861), importante autore dell'Ottocento, per il quale il Friuli rappresentò la patria dell'anima.

Colloredo, il suo castello, il territorio che lo circonda, hanno avuto una notevole importanza nell'opera e nella vicenda umana di questo scrittore. Da qui è partita la sua esplorazione del Friuli e da questi viaggi sono nate le opere migliori. Inizialmente collaborò con giornali di provincia (La Lucciola di Mantova; L'Annotatore Friulano di Udine), sui quali pubblicò delle novelle ispirate alla vita di campagna. Il mondo contadino è il tema principale delle sue opere maggiori: il "Conte pecoraio" (1857) e "Le confessioni d'un italiano", il suo maggior romanzo, scritto tra il 1857 e il '58. Del 1858 è la pubblicazione della raccolta di poesie "Le lucciole" ed il trasferimento a Milano. Dopo la pace di Villafranca scrisse l'opuscolo "Venezia" e "La libertà d'Italia".

L'anno seguente fece parte dei mille che sbarcarono a Marsala, dove si guadagnò il titolo di preposto all'Intendenza da parte di Garibaldi e diede alle stampe gli "Amori garibaldini". Nel 1861, dopo aver ottenuto la licenza (che passò a Milano con la madre), si recò in Sicilia. Morì durante la traversata di ritorno, in seguito al naufragio del postale sul quale viaggiava.

Sulle colline ad ovest del castello è situata la dimora che fu di ERMES DI COLLOREDO  (1622 - 1692), poeta nato a Colloredo e appartenente alla famiglia nobiliare del castello. Egli scrisse in friulano ed è uno degli artisti più significativi della letteratura barocca.

Fu per sette anni paggio alla corte di Toscana, poi partì per la Germania e partecipò come ufficiale alla guerra dei trent'anni, insieme al fratello Giambattista. La morte di quest'ultimo nella guerra a Candia, gli fece lasciare la vita militare e dopo un periodo trascorso in Friuli, riprese la via di Vienna in qualità di Cortigiano di Leopoldo I. Fra il 1663 e il 1664 rientrò in Friuli, per restarvi fino alla morte, avvenuta il 22 settembre 1692 nella sua villa di Guriz, presso Codroipo. E' sepolto nella natia Colloredo, presso la chiesa parrocchiale dei SS. Andrea e Mattia, accanto ai suoi avi.

Al periodo in cui ritornò in Friuli, risale la maggior parte delle sue poesie friulane, raccolte nel "Canzoniere". Altre sue produzioni sono i "Dialoghi rusticani" che ritraggono da vicino l'indole e il carattere del popolo friulano e la "Zecca Rapita", poemetto ispirato alla "Secchia Rapita" del Tassoni, che miseramente andò perduto.